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Una vita mediocre

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ULTIMO ANNO SCOLASTICO, BANGKOK 2012





📍

 

 

 

Khai rimase a fissare la schiena di Third, che era molto più piccola rispetto alla sua, i suoi lineamenti erano sempre delicati e non poteva non sorridere, aveva la possibilità di sovrastarlo sempre, perché lui di certo non avrebbe continuato a farsi trattare male, poteva approfittarne.

 

Aveva già avuto la conferma che al minore bastava una piccola attenzione, una limonata e già poteva averlo ai suoi piedi, e questo a Khai stava più che bene, finché poteva respirare ancora un anno in quella dannata scuola, avrebbe fatto di tutto.

 

Si alzò e con la calma più assoluta si avvicinò al suo orecchio e disse: «Con questo sarai costretto a smettere di darmi fastidio» gli fece vedere una foto sul cellulare e poi aggiunse: «Non sapevo che fossi così voglioso di limonarti uno povero come me, non ti facevo schifo?».

 

Il sorriso di Third si spense all’istante quando osservò quella foto, c’erano lui e Khai che si baciavano sul lettino dell’infermeria, come aveva fatto a farla? In un istante il suo umore era completamente rovinato, lo aveva ferito, perché anche uno come lui poteva stare male, ma cosa doveva aspettarsi?

Che dopo quello che aveva fatto lui, il maggiore non avrebbe reagito peggio? 

 

Che stupido a sperarci.

 

Khai aveva dipinto sul viso un’espressione di chi aveva vinto, sapeva di aver fatto centro, se doveva diventare una persona spregevole per arrivare alla sua pace, lo avrebbe rifatto altre mille volte, come d'altronde anche il minore.

 

Erano entrambi egoisti, con principi diversi, pronti ad avere la meglio e vincere ad ogni costo, e per farlo avrebbero usato qualsiasi metodo.

 

Ma quelle parole forse non erano necessarie, forse bastava formulare una frase meno tagliente, ciononostante non vi era un ritorno, che Khai se ne pentisse o meno, erano state dette, con un modo freddo e tagliente.

 

«Non pensavo fossi un bastardo di serie A» sussurrò Third stringendo i pugni «Eri così convinto che avrei accettato il bacio ahahahahahaha» la risata del minore era più acuta e falsa.

 

Khai era rimasto così impassibile, prese il viso di Third, con le sue mani grandi copriva la sua guancia sinistra, lo guardò negli occhi e sorrise senza mostrare alcun sentimento «Non pensare di essere solo tu il pezzente in questa stanza, ho le mie risorse per poter minacciare anche te. Se sono stato fermo finora è perché era una perdita di tempo controbattere i tuoi capricci» il minore sentiva che il suo corpo stava diventando sempre più debole e ammetteva di non aspettarsi una cosa del genere dal maggiore.

 

«Sei proprio spudorato-» Third fu interrotto da Khai che lo avvicinò per un altro bacio, senza preavviso lo spinse contro il letto dell’infermeria facendolo sedere, il minore spalancò gli occhi e cercò di opporsi, ma Khai non aveva intenzione di fermarsi e incastrò il suo viso nelle sue mani giganti.

 

Il minore si sentiva soffocare, per la paura e per come veniva abusato in quel modo, odiava non essere in grado di lottare più del dovuto, era così sorpreso dal comportamento del maggiore.

 

Così Third per liberarsi gli diede un calcio alla gamba, il più grande si staccò di colpo e imprecò « Ti odio » prese Khai per il collare della camicia e ripeté: «Ti odio… Ti odio… Ti odio cazzo» Third, in lacrime, schiaffeggiò Khai facendogli girare il viso di lato, quest’ultimo rimase fermo senza muove un muscolo.

 

Il minore prese il suo zaino ed uscì di corsa, mentre veniva richiamato dall’infermiera, camminò lungo il corridoio e poi si appoggiò al muro, aveva perso l’equilibrio per alcuni secondi. Si teneva stretto il braccio che non smetteva di tremare, sapeva che quel  tremolio capitava solo quando c’era di mezzo il padre, ma stavolta era stato di nuovo il maggiore, tirò su col naso per fermare il pianto.

 

Third non mostrava mai sentimenti contrastanti davanti agli altri, si nascondeva dietro ad un muro e sopprimeva qualsiasi cosa che potesse renderlo vulnerabile, proteggersi fino a che non moriva lui stesso, era quello che provava ogni volta.

 

Ma quando decise di infastidire Khai, le cose sfuggirono di mano, pensò che quel quattrocchi fosse modellabile a suo piacimento, tuttavia aveva fatto i calcoli sbagliati, e ora si ritrovava a frignare per i corridoi della scuola. 

 

Il maggiore era l’opposto di quello che pensava, diceva e faceva cose che, dentro e fuori la scuola, non si era mai permesso nessuno e quello lo destabilizzava perché non aveva in mano qualcosa per riuscire a controllarlo, ma se il più grande voleva giocare sporco lo avrebbe fatto anche lui.

 

«T-third... » era stata Love a richiamarlo, dietro di lui, ancora preoccupata per quello che era successo prima «Tutto bene? H-hai pianto?» Third si riprese dallo shock e asciugò le lacrime in viso, e poi guardò la ragazza «L’infermiera ha usato il disinfettante e tipo mi bruciava così tanto che mi veniva da piangere ahahahah» cercò di sdrammatizzare e inventarsi una bugia per sviare il suo stato emotivo.

 

Love sapeva che c’era qualcosa che non andava, ma prima doveva avvertirlo di un’altra cosa: «Tuo padre è venuto a visitare la scuola…. E penso che sappia cosa sia successo...» Third non poteva avere una giornata peggiore di quella, imprecò e ringraziò la ragazza, senza lasciargli spazio per dire altro.

 

«Third aspetta! Dove vai?!» 

 

Si sistemò la divisa ed i capelli mentre si avviava a cercare il padre, aveva il cuore che gli batteva fortissimo, mentre cercava di fermare il braccio che, dopo quello che gli aveva detto Love, non smetteva di tremare.

 

Si prosperava una giornata di merda.





Khai era rimasto in infermeria, seduto sul lettino a guardare le sue mani, aveva il viso rosso per lo schiaffo di Third, ma non gli dava tanto fastidio.

Aveva abusato una persona fisicamente, aveva obbligato qualcuno a baciarlo, cosa che non pensava minimamente di fare nella sua vita, e invece azionò senza pensarci, per la rabbia e la frustrazione che aveva contro il minore, lo fece.

 

Era davvero una persona buona come pensavano tutti oppure anche lui poteva fare cose cattive?

 

A quanto pare, era capace di cose che prima manco si immaginava, da quando era subentrato Third nella sua vita quotidiana, sapeva che quel suo lato sarebbe riapparso e avrebbe fatto casini, tuttavia non era davvero nei suoi piani distruggere tutto quello che aveva creato, erano passati tre anni e non aveva più avuto problemi.

 

Quando la campanella suonò, Khai si alzò, si sistemò gli occhiali e fece il wai all’infermiera, lungo i corridoi c’erano persone che lo fissavano, altre che lo evitavano come la peste, ma i più assurdi erano quelli che gli facevano le foto, come se fosse diventato un cantante famoso.

 

«Hai sentito? Il padre di Third è venuto a scuola! »

«Davvero? Cavoli magari ha scoperto della rissa...»

 

Il maggiore si fermò di colpo guardando le due ragazze, che si spaventarono e corsero via, non volendo avere problemi, come se lui prendesse a pugni qualsiasi persona.

 

Khai sospirò e tornò a camminare lungo il corridoio, quindi il padre di quel nano aveva scoperto della rissa? Di certo non era un buon segno e aveva il presentimento che le cose si sarebbero complicate il triplo, ma cercò di concentrarsi sulle materie che aveva oggi, perché se peggiorava il suo andamento scolastico era nella merda. Ciononostante il suo pensiero fisso era su Third e su quello che gli aveva fatto, più ci rifletteva e più voleva sbattere la testa contro il muro.

 

Tuttavia, da quel giorno, Khai non ebbe più notizie di Third, a scuola non veniva più e di conseguenza neanche al doposcuola, quando chiese a Love, l’unica risposta che ricevette fu: mi dispiace, non so nulla.

 

Bugia.

 

Love era la persona più vicina a Third, se non l’unica, di cui si fidava e con cui passava più tempo, gli altri erano un passatempo per quando si annoiava, e questo Khai lo sapeva.

 

Dopo una settimana, la calma regnava a scuola e nella sua vita, ma quando non aveva la testa piena di studio e lavoro, pensava a Third per ore intere, un po’ perché si sentiva in colpa e un po’ per la sua sospetta scomparsa, uno così non potevi togliertelo dai piedi in fretta.

 

Magari era per colpa sua?

 

Lo sapeva che aveva fatto il coglione di turno, ma non era da Third non venire a scuola per robe così, normalmente gli avrebbe fatto pagare il triplo per il bacio forzato e la foto.

E forse, anche quella sua conferma poteva essere non corretta, doveva pur pensare al fatto che lui non lo conosceva e che doveva smettere di supporre cose che non sapeva.

 

Quel giorno al doposcuola dovevano sistemare alcuni libri della biblioteca, Khai aveva come compito di collocarli in ordine alfabetico, mentre alcuni suoi compagni di scuola spolveravano il posto, fuori il tempo stava annunciando una tempesta.

 

Il supervisore aveva avvertito gli studenti di andare a casa, con una pioggia in arrivo non era sicuro stare lì, così man mano tutti quanti andarono via, tranne Khai, che decise di restare più del solito, anche perché gli mancava davvero poco per finire, in questo modo poteva svolgere altro per la prossima volta.

 

«Fatto!»

 

Fuori era diventato buio, mentre la tempesta si insinuava tra le strade di Bangkok, e Khai era incerto su cosa fare, se usciva ora si beccava un diluvio, ma se restava là si sarebbe preso l’ennesima sgridata, quindi pensò bene a non voler restare a scuola. Prese lo zaino e sistemò gli occhiali, se correva fino alla stazione dell’autobus magari non sarebbe stata così tragica la situazione.

 

Un forte tuono fece saltare la corrente, Khai sussultò e si guardò intorno, sapeva che in teoria erano tornati tutti a casa, neanche il supervisore si degnò di salutarlo, molti avevano paura di lui ovviamente, e altri lo schifavano comunque per il suo stato sociale mediocre.

 

Così sospirò e guardò l’ora: le nove di sera.

 

Era molto in ritardo e sua madre aveva il turno di notte, quindi se tornava ad un orario non previsto, di certo la donna non poteva saperlo, una piccola bugia, per una piccola azione.

 

Si incamminò per i corridoi usando la torcia del cellulare, l’unica luce era quella degli edifici accanto e dei fulmini che illuminavano la scuola, sembrava di essere in uno di quei film dove in quelle circostanze qualcuno moriva, e Khai sperava di non essere lui la vittima.

 

Quando arrivò fuori nel cortile imprecò, il tempo era molto peggiore di quanto sembrava, il vento faceva in modo che la pioggia picchiettasse il terreno obliquamente, mentre gli alberi ondeggiavano pronti a staccarsi dal suolo.

 

Khai osservò bene il paesaggio che gli si presentava, assottigliò gli occhi a due fessure cercando di trovare un riparo, ma la vista veniva oscurata, come avrebbe fatto a prendere il bus?

 

Ad un tratto un lampo fece breccia nel cielo illuminando il cortile in un raggio di distanza ampio, Khai pensò di aver visto qualcosa o qualcuno poco lontano da lui, ma non voleva comunque addentrarsi nella tempesta, magari era la sua vista che gli faceva brutti scherzi. Quando arrivò un tuono, le grondaie insieme alle finestre iniziarono a tremare, e Khai rabbrividì stringendo lo zaino in spalla.

 

Il maggiore osservò un’altra volta il giardino e di colpo il suo respiro si fermò per qualche secondo, le foglie erano spostate ovunque per il vento ma in mezzo a quel caos c’era qualcuno che stava in piedi, non riusciva a distinguere che cosa facesse.

 

Passarono due minuti e quella figura continuava a stare impalata, Khai si agitò, e pensò che davvero quello che vedeva non fosse vero.

 

Dovrei andare a controllare?

 

Era così indeciso che iniziò ad agitarsi, se non andava a vedere quella persona che magari aveva bisogno d’aiuto, si sarebbe sentito in colpa, ma se quello era frutto della sua immaginazione si beccava lui il diluvio per niente.

 

Però sentiva che doveva andare a controllare e non stare là impalato come uno scemo, così lasciò lo zaino ed il cellulare per terra al coperto, e con uno scatto fulmineo corse verso quella persona, per colpa degli occhiali bagnati riusciva a vedere poco e niente, ma questo non lo fermò affatto.

 

Quando si avvicinò si fermò di colpo sconvolto, non si aspettava di vedere quella scena macabra, il suo cuore quasi uscì fuori dal suo petto per lo spavento, non aveva paura o altro ma soltanto scombussolato. Per terra c’era del sangue che si sparpagliava lungo il terreno, gocciolava dalla mano sinistra di quella persona, e con i continui fulmini alternati ai tuoni, Khai riconobbe il viso di quell'individuo: 

 

Third.

 

Il ragazzo guardava un punto fisso, senza mai distogliere lo sguardo, era tutto fradicio ed i suoi capelli ricadevano sulla sua fronte. Quando Khai si avvicinò leggermente per cercare di aiutarlo in qualche modo, il minore si girò di scatto e indietreggiò leggermente, aveva gli occhi rossi e pieni di paura.

 

Khai tentò un’altra volta di approcciarsi a Third, ma quest’ultimo spostò la sua mano, che cercava di agganciarsi al braccio del minore, come se non riuscisse a riconoscerlo.

 

Il maggiore a malapena riusciva a vedere con gli occhiali bagnati, ma non voleva demordere «Sono io… Sono Khai, per piacere fatti aiutare» la sua voce era un sussurro spezzato, ora sentiva la paura che si insinuava nel suo corpo.

 

«K-khai…?»

 

Quando Third pronunciò il suo nome quasi non cadde a terra, il terrore che si percepiva nella voce del minore lo aveva preso alla sprovvista.

Si ricordò di quello che aveva fatto l’altra volta quando lo fissò, quell’espressione terrorizzata era la stessa di quel giorno, che coglione che era, aveva fatto una cazzata e lo aveva capito appieno solo vedendo Third in quelle condizioni.

 

Ma ora non era tempo per i rimpianti, doveva aiutarlo in qualche modo «Ti prego… Vieni al riparo… Così ti posso curare la ferita» mormorò.

 

« Non farmi del male … Ti prego»

 

Khai si passò una mano sui capelli bagnati cercando di non impazzire, come cazzo avrebbe fatto ora? Third non si fidava di lui.

 

Si mise in ginocchio davanti al minore e lo supplicò un’altra volta di fidarsi di lui, che non gli avrebbe fatto del male e che voleva solo aiutarlo. Dopo svariati tentativi Third decise di seguirlo, ma continuando a stare ad una distanza di sicurezza.

 

Quando arrivarono al riparo Khai gli disse di aspettarlo lì, sarebbe andato in infermeria a prendere qualcosa per la sua ferita, e lo pregò di non scappare, così Third si sedette per terra portandosi le gambe al petto, diventando ancora più piccolo di quello che già era.

 

Il maggiore, con la torcia del cellulare, cercò in giro per l’infermeria un kit di pronto soccorso e quando lo trovò tirò un sospiro di sollievo, pensava di impazzire mentre cercava quella scatola.

 

Ritornò indietro di corsa, il suo cuore non smetteva di battere così velocemente per l’ansia.

 

Khai tornò a respirare normalmente quando vide che Third era ancora lì, si avvicinò e lo osservo, aveva gli occhi chiusi e tremava dal freddo, anche se in Thailandia le temperature erano sempre alte, quella tempesta aveva abbassato di alcuni gradi il clima. Il maggiore cercò di toccarlo, ma il minore non mosse un dito, così preoccupato gli toccò la fronte facendolo agitare, aveva la febbre e sembrava che fosse svenuto.

 

Con una delicatezza assurda si mise accanto a lui, aprì le gambe e mise Third in mezzo ad esse, facendo in modo che appoggiasse la schiena sul petto di Khai. Prima osservò la mano, che aveva un taglio abbastanza profondo, poi guardò meglio tutto il suo corpo, era vestito con dei pantaloncini della tuta ed una felpa grigia.

 

Curò il suo palmo fasciandolo con la garza e poi controllò dentro lo zaino, aveva un cambio che era per ginnastica, poteva cambiarlo con quello, tanto i suoi vestiti si sarebbero asciugati fino alla fine della tempesta.

 

Si sentiva a disagio sapendo che doveva togliergli i vestiti, e se toccava qualcosa che non doveva? Si sarebbe pentito fino alla morte, non voleva procurare altra sofferenza al minore, da quello che vedeva non passava un bel periodo. Ma non poteva di certo lasciarlo così, quindi si obbligò a levare i pantaloni girando lo sguardo da un’altra parte, era così imbarazzato che gli tremavano le mani. 

 

Passò poi alla felpa, era molto più complicato il processo, doveva spostare Third un paio di volte per riuscire a levarla, quando la tolse il minore gemette di dolore, così Khai osservò il suo addome e spalancò gli occhi.

 

«Che diamine...?»

 

Aveva un livido grande in quella parte e non solo, il maggiore esaminando con occhi discreti ogni parte del suo corpo, aveva trovato altri due lividi sulla schiena e sul braccio sinistro, che cosa era successo e chi lo aveva ridotto in quello stato?

 

Khai lo abbracciava da dietro per riscaldarlo, aspettava che la pioggia cessasse così da portarlo all’ospedale, gli accarezzava la mano destra che tremava, mentre osservava quella sinistra che era fasciata, c’erano solo loro due ed il rumore della tempesta.

 

I suoi vestiti pian piano si asciugarono, mentre il tempo migliorava sempre di più, e restarono così finché non arrivarono le undici di sera, Khai era appoggiato contro il muro mentre osservava un punto indefinito. Quando Third si agitò nel sonno e si svegliò di colpo urlando, il maggiore si spaventò così tanto che pensò di aver perso dieci anni di vita.

 

«Third.. Third calmati, sono qua, sono qua» il minore impazzì e iniziò a graffiarsi le braccia.

 

Khai prese i suoi polsi portandoli al petto incrociandoli tra loro e lo abbracciò da dietro per fermarlo dal farsi male da solo, il maggiore era così ansioso e pieno di paura per quello che stava succedendo. 

 

Iniziò a canticchiare una canzone riuscendo a calmare Third, che fissava il vuoto. Anche la pioggia si era fermata.

 

«Third… che dici se… ti porto all’ospedale hm?» sussurrò Khai dolcemente, ma il minore negò con la testa.

 

«Hai la febbre Third, è meglio se-» Third lo interruppe prima di finire la frase: «Ti prego non mi portare all’ospedale… Ti prego, ti prego, ti prego» 

 

«Va bene…?» Khai non era sicuro di quello che diceva, ma Third sembrava un bambino sperduto e impaurito, e tra l’altro gli stava stringendo la mano come per paura che lo lasciasse tutto solo.

 

Intrecciò la sua mano con quella del minore e continuò a canticchiare la canzone di prima per dargli conforto.

 

Poi gli venne un’idea un po’ folle, ma comunque efficace per entrambi, soprattutto per la condizione in cui si trovava Third, e disse: 


« Che ne dici se vieni a casa mia? »